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Dot'stenendo la testa sotto lo struzzo October 28 I veri manovratiLi sentite? Li sentite alla tv? Sono ovunque! Sono i neo manovrati, dicono tutti la stessa cosa: "Protestate pure, ma in maniera civile e non ci togliete il diritto allo studio". Frase imparata a pappagallo, ma che pare suonare bene. La gente, lobotomizzata dalla tv e dai tg di ogni sorta e colore, la gente disillusa che non si sente rappresentata, non crede più nelle lotte, confusa abbastanza da vedere solo una parte delle proteste (I baroni dell'università e i loro diritti...) non vede che una folla di lavativi nei giovani manifestanti- ed appoggia i piccoli ragazzi per bene che vogliono studiare. Tutti bravi loro. Lasciate un attimo che vi chiarisca un po' le idee, cari neo manovrati, se riuscite ancora a capire le parole libere, che esulano dalle formule che escono dalla vostra bocca. Premetto di essere una libera pensatrice. Il PD mi fa orrore. Il PDL mi fa orrore. Per diverse ragioni, non c'è un partito che non mi faccia orrore. Va bene come punto di partenza? è abbastanza per non tacciarmi di bieca comunista? Detto questo, vi sprono a riflettere: il problema degli investimenti stupidi delle facoltà c'è. Esattamente come il problema dell'assenteismo ed il lassismo nel pubblico impiego. Il problema dei baroni dell'Università Inviolabili c'è. Bene. Fin qua tutti d'accordo. Pensate adesso a Lisa Simpson ed al suo desiderio di frequentare una delle università più prestigiose d'America. Lisa mantiene la media altissima, per mantenersi la borsa di studio. Se non l'avrà, sa benissimo che Homer e Marge non hanno i mezzi per mantenerla. Non credete che "il diritto allo studio" che tanto reclamate non l'abbia anche lei? Questo governo, gli va dato atto, riconosce i problemi ma non li sa trattare. E va per la sua strada, in maniera quasi sudamericana, quando lo si oppone. In più lancia le parole d'ordini, i mezzi di comunicazione sono potenti e già spianano la strada con la loro spazzatura alienante. Il terreno è fertile. Brunetta ha riconosciuto un problema. Che certo non si risolve alzando l'età pensionabile o facendo il cane da guardia anche con chi malato lo è davvero (parlo per esperienza personale). Perché se alzi l'età pensionabile, i vecchi si spaccheranno la schiena e i govani non subentreranno mai. Così il problema delle Università non lo si risolve con le Federazioni à l'Americaine. Anzi lo si aggrava. La scuola diviene selettiva in quanto ai mezzi, al capitale. Non certo in base ai meriti, selezione che invece occorrebbe sia per quanto riguarda gli studenti, sia per quanto riguarda i professori, baroni compresi. In più, le università sviluperanno sempre più una linea di condotta (politica? politica!)- e conoscendo questo paese, essa diverrà sempre più dittatoriale. A seconda del rettore. A seconda della direzione politica. Ci sarà da accettare. O da andarsene. Pensate a tutto questo, sciocchini. Se ancora qualcuno di voi ha la facoltà di pensare. Pensate che la protesta degli studenti vostri colleghi è per un puro caso sulla stessa lunghezza d'onda di quella dei baroni dell'Università. Ma conviene appoggiarla, poi risolvere in altro modo gli altri problemi. Per non far cadere l'istruzione - e di conseguenza il paese- di baratro in baratro. Chi parla, ci tengo a precisarlo, è una laureanda, alla quale tecnicamente la protesta sta dando anche fastidio perché non ha la certezza di laurearsi il prossimo mese. Ed eviterebbe di pagare di nuovo cento e rotti euro di tasse. L'epilogo di questo attacco è una lavata di testa agli stupidi che utilizzano la protesta per fare casino. Tipo quelli che hanno distrutto la scuola di musica di Empoli, adiacente all'ITI. Se volete far casino andate allo stadio. Se non altro una partita non danneggia nessuna battaglia giusta. Non la sporca. Non dà occasioni ai poco informati ed ai manovrati (nonché ai politici effettivi) di additare e scuotere la testa. Il momento è delicato. Occorre usare la testa. La propria. October 18 Casi clinici: la schizofrenia della signora Maristella G.Io credo che oggi sia il tempo delle scelte condivise, del buonsenso e del pragmatismo. La scuola […] ha bisogno di stabilità.
I misteri esistono. E talvolta sono veramente ardui da decifrare. Le piramidi, la natura dei miracoli, o chi ha scritto la nuova riforma dell’Università. Forse Omero redivivo, visto che la nostra amica Onorevole (termine reverenziale che scrivo con sommo disgusto) Gelmini tanto si dà da fare per mettere in ridicolo i manifestanti di superiori ed università poiché lei, dice, di altro non si è occupata: solo di elementari (il maestro unico, la condotta…). Dunque da chi è venuto quel nuovo nuovo ordinamento che giusto ieri non mi ha permesso di conseguire a giusta laurea? Dono del cielo? Mi do da fare per cercare articoli che confermino la schizofrenia della nostra: saltano fuori dichiarazioni dove la ministra non solo smentisce di aver creato quel nuovo nuovo ordinamento di cui sopra, ma trova le proteste degli universitari “incomprensibili”. «Sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento» dichiara. Poi si dà allo sport preferito di ogni politicante italiano, scarica il barile sugli avversari: “La sinistra crea allarmismo senza motivo”. Al che verrebbe quasi da risponderle con Gaber: “Ma cos’è la destra/ cos’è la sinistra?”. Mentre il mistero misterioso rimane: riformuliamo dunque la domanda in termini più apolitici possibili, giusto per non essere tirati in ballo in un gioco di parti: se quegli sconsiderati scansafatiche degli studenti e dei professori non hanno capito niente della nuova riforma e sono disinformati, da dove diavolo se ne esce fuori questo nuovo nuovo ordinamento in vigore adesso?Su un punto però, siamo d’accordo con la povera bistrattata Maristella: c’è disinformazione. Ma anche qua, la propria malattia psichica le impedisce di capire, poverina, da dove è scaturito il male. Dà la colpa a chi le fonti non le cerca. Chiedo io, le fonti dove sono? Esempio pratico: la sottoscritta, come voi tutti sapete (e se non sapete ve lo dico adesso) è rimasta fregata dal cambio di burocrazie tra il vecchio nuovo ordinamento e il nuovo nuovo ordinamento. La “piccolezza” (che poi piccolezza non è) che la ha fottuta impedendole di laurearsi, non avrebbe potuto saperla né dalla tipa dell’help desk (alla quale ha chiesto, invero) né dalla correlatrice che l’ha seguita. Perché nessuna delle due sapeva. Ancora, a danno fatto, mi metto a cercare informazioni su internet su questo fantomatico nuovissimo ordinamento che ci sta rovinando il fegato. Trovo la seguente pagina: http://www.roma3.net/forum/index.php?showtopic=7167. Un forum dove qualcuno fa domande, e qualcun altro (che ha la fortuna di essere a conoscenza di gran parte dell’andazzo) risponde. Il resto, sono tutti articoli che riguardano il nuovo ordinamento del 2003-2004. Quello con cui mi sono immatricolata io. Quello già vecchio.L’unibo d’altronde si limita a scrivere che da quest’anno gli esami saranno meno, ma organizzati meglio. Nessuno dice niente di chiaro sulle questioni che veramente interessano. Per non seguire l’esempio, mi faccio la mia buona lista di domande, sperando che una Buonastella (!) risponda:1) Cos’è una laurea magistrale? Qual è la differenza? Supplisce la SIS? In caso contrario, a che serve?2) Di quanti è una laurea? Tre? Quattro?3) Se uno vuol cambiare facoltà o indirizzo nel passare da laurea semplice a laurea specialistica (vecchio nuovo ordinamento) è vero che al posto dei vecchi debiti, deve frequentare dei corsi senza iscriversi, perciò saltando un anno?4) La tesi, la si discute ancora da qualche parte o si debbono ovunque (e non solo a Bologna) fare le copie solo per i relatori e correlatori, cosicché loro poi leggono e danno il voto? Non vi sembra una procedura un po’ rischiosa? Voglio dire, io che mi laureo su una traduzione, potevo benissimo farmela fare da un inglese mothertongue…vi pare?Se avete altri dubbi, scrivete ed aggiungete alla lista. I miei, per ora e con tanta amarezza, sono questi. Che ci riportano al punto di partenza: una riforma effettivamente c’è ed è stata messa in vigore, checché ne dica la nostra ministra. Forse, dietro di lei c’è un ghost writer. Forse l’ha scritta dopo la trasformazione in Mr Hyde. Quel che dico io però è che, se anche la “disinformazione” ci porta tutti in massa ad accusare qualcuno che ha curato solo la parte relativa alle scuole elementari (o alla gestione economica dell’università), questo non vuol dire che il problema di fondo, il nuovo nuovo ordinamento, non esista. Indipendentemente da chi lo ha fatto, nessuno vi ha capito niente. E quelle poche cose capite a proprie spese, non sono piaciute. A nessuno.Quello che vorrei dirti, Maristella tesoro, è che la ragione per cui non mi hanno laureato non me la sono inventata. Sono sana ed equilibrata, io.La VisitaLa Visita
Quella fu una strana giornata. Strana fin dall’inizio, quando mi alzai da letto e le coperte caddero a terra, pesanti, più del solito. Avevo sognato di star trasportando un panno molto importante, e che questo era caduto in uno sporco laghetto, rompendosi. Strana giornata. Strano segno. Mi ero svegliata, ma neanche una volta durante il sonno la mia mente era riuscita a fermarsi. Camminavo a testa bassa, cercando qualcosa da mettermi addosso. La sedia impagliata di fronte al grande specchio alla parete era ricolma di vecchi vestiti, uno più sporco dell’altro. Nell’afferrarne uno, incrociai il mio sguardo riflesso. Lo guardai a lungo. Avevo la strana sensazione che mancasse qualcosa. O che ci fosse qualcosa in più, una luce, uno sguardo, un movimento impercettibile. Qualcosa. È strano, mi dissi, non riesce mai a riflettermi del tutto. L’aria era stranamente grigia quel giorno, respiravo il grigio a pieni polmoni. E stranamente, non avevo niente di particolarmente urgente da fare. Non sapevo neanche che giorno fosse. Un giorno strano. Sicuramente invernale. Faceva freddo. Per quel che ne sapevo, poteva essere la mattina dell’ultimo dell’anno. Con questo pensiero in testa mi misi a leggere il primo libro stupido che mi capitò sotto mano. Non riuscivo a concentrarmi. Pensavo all’anno passato, cercando di collezionare ricordi. Ma più mi sforzavo, più mi sentivo stanca, mi si chiudevano le palpebre senza avere sonno. Ne dedussi che doveva essere stato un anno duro. Non facile e non particolarmente deprimente. Duro. E talmente pieno di avvenimenti da non poterli afferrare. Perché ad esempio, le mie gambe erano stanche di prima mattina? Su che strade avevano camminato? Cos’era successo? Sapevo tutto. Ma non riuscivo a definirlo, a focalizzare... riuscivo solo ad avere presentimenti. Poi mi voltai verso il muro e là vidi la tua faccia, come una proiezione, come un pensiero fatto materia. Mi voltai e mi voltai di nuovo, col timore di starmi ingannando. Ma ti conosco troppo bene. Non mi venivi a trovare da una vita. Tu, alto. Tu pallido. Preoccupato. Proprio la tua faccia. Lunga come la ricordavo. Da lucertola. Appari all’improvviso sulla soglia dei miei pensieri. Ed io, alla sprovvista, ti faccio entrare come se potessi. Come se non ce l’avesse vietato il mondo. Sei come un déjà vu. Sei come un ricordo dimenticato in qualche piega del mio piumone. Sorridevi e mi guardavi, come se ne sapessi più di me. M’inquietavi. Mi facevi paura. Chiesi. Mi fu risposto: eri tu. Ad annunciarmi che sarebbero venuti giorni peggiori, a mettermi in guardia. “Grazie” risposi “ma non voglio vedere più di quanto io non veda coi miei stessi occhi”. “Sbagli” dicesti “potrebbe servirti” “Ed a cosa, pensai?” “A parare meglio…” scegliesti le parole “i colpi” Risi in maniera minacciosa. Ti ho odiato tanto in quel momento. Non devi dirmi che sbaglio dopo tanto tempo che non mi vedi. Non devi. È presunzione. E sei tu che me lo hai insegnato. Ti vedo invecchiato, mentre io su ogni strada ho trovato da combattere. Ed ancora vedi che conoscerle tutte non mi ha aiutato affatto. Anzi ho scordato quel che ho perso. E che conoscevo come quel che ho avuto. Ma secondo te sbaglio. Quel che non consideri è che non ne sai più molto, di me. Non più. “Ricordati di quando eri bambino” dissi “se desideravi qualcosa e te la mostravano, ci saresti rimasto male poi se non ti avessero permesso di averla, giusto?” Ti guardasti intorno senza dire una parola, abbozzavi un sorriso. All’inizio mi chiesi il perché, poi ascoltai. Fuori pioveva. Pioveva sull’asfalto, sul bagnato, come spesso accade. È tutto così semplice per voi che ci guadate. Puntate su di noi come cavalli. E le scommesso diventano la nostra vita. Corriamo. Corriamo in circuiti ellittici e senza sapere dove andare, andiamo avanti. E neanche ci si accorge di ciò che non vediamo. “No, non te ne andare!” scattai allora “Perché credo finalmente di aver capito chi sei” Quando scoprii di volerti bene, anni fa, non avremmo né dovuto né potuto. Ma era inevitabile, era scritto. Era una di quelle famose strade da non prendere. Mi dicevi di non disperare, di attendere: ero molto giovane. E ti ammiravo, volevo essere come te. Adesso, io sono come l’idea che all’epoca avevo di te. Sono molto più forte. E questo mi basta, mi hai fatto bene. Ed io cerco di farlo a chi lo merita, come mi hai insegnato. E nel modo, nell’unico modo che posso. Ma non sei mai stato sereno. Anche quando mi aiutavi, ti imponevi la serenità per tranquillizzarmi. Ero il tuo angolo di pace. Quante cose sono cambiate. Adesso vedo bene come io e te siamo vittime della gente che non si fida di nessuno. E noi stessi siamo dei misantropi malfidati. Tu ed io. Ci attacchiamo a persone che a mettere una barriera difensiva non hanno problemi. Ma sbagliano. Sbagliano a rinchiudersi, a bunkerarsi. È l’unico modo per loro di non cambiare mai strada. Che è la loro. E solo la loro. Conducono una vita triste. Forse, sì, forse è proprio questo che ci attrae. Ma non si può aiutare nessuno che non lo voglia. Tanto meno si può essere totalmente sinceri senza perdere la loro fiducia. Non siamo, né mai saremo, soli. “Temi di fallire” mi dicesti “ma sbagli” “Tu mi hai amata” risposi “non sei obiettivo”. E non voglio sentirti dire che mi ami ancora. Eppure tutto quel che mi hai detto è sempre stato giusto. Ed io ho sempre morso la mano che mi hai teso. Ma va bene così. I tuoi sensi sono ben aperti, sai bene cosa intendo. E sapresti demolirmi ogni difesa, se lo volessi. Se potessi. Per questo appari e scompari. Mentre ti seguo con gli occhi. Avrei un gran bisogno che tu tornassi, mi dico. Ma un bambino deve camminare con le sue gambe. Ed io non sono più un bambino. Ed è nel mondo, e tu lo sai, che debbo vivere. E così te ne sei andato di nuovo in una mattina d’inverno. Aprii gli occhi e ricordai dov’ero e cosa stavo per fare. Un. Altro. Giorno. Era. Alle. Porte. Mi sentivo forte e sapevo che doveva essere stato, ancora una volta, merito tuo.
October 16 Recensione "Miracolo a Sant'Anna"Di Claudio Biscarini(meglio conosciuto come il padre della Meltea)
Raramento ho visto un film così inutile,assurdo, inconsistente come “Miracolo a Sant’Anna” del regista Spike Lee, recentemente uscito nelle sale. Inutile perché, se l’intento del regista, e dell’autore del romanzo a cui si ispira il film, era quello di narrare la storia dei soldati della 92th Infantry Division “Buffalo”, che combatté sul fronte di Viareggio, e su quello della Garfagnana, con risultati che ancora oggi fanno discutere gli storici militari, non è certo vedendo “Miracolo a Sant’Anna” che qualsiasi spettatore, non addentro “alle segrete cose”, si può fare una idea. In realtà, la “pattuglia sperduta” dei quattro militari della “Buffalo” sembra più una squadra di stereotipi afro-americani di Harllem, che dei soldati effettivi. Il loro linguaggio è, nell’insieme, scurrile e “teologico” allo stesso tempo, sempre forzato. Come considerare, poi, un soldato che, oltre al normale equipaggiamento, porta in battaglia, legato a una specie di borsa da spesa, un portafortuna che è, niente di meno, che la testa della Primavera della statua del Ponte a Santa Trinità? Un soldato scemo, con altrettanti ufficiali idioti. La testa, per inciso, fu sì smarrita nella notte tra il 3 e 4 agosto 1944, quando i Pioniere della 4a Divisione paracadutisti fecero saltare il manufatto dell’Ammannati a Firenze, città dove la 92a divisione non ha mai messo piede, tanto meno nell’agosto 1944, ma fu trovata nei primi anni ’60 da un operaio che, con una pala escavatrice, lavorava sul greto dell’Arno. Alle critiche che sono state mosse al regista da varie parti, anche dal sottoscritto, prima che uscisse il film, Lee ha sempre ribadito che si tratta di una storia inventata. Bene! Questo ciè chiaro ma, anche alle storia di fantasia si deve accordare un certo rigore narrativo. “Saving Private Ryan”, con tutti i suoi (pochi) errori, raccontava una storia plausibile, in quello scenario di guerra. Veniamo al Nostro. Lo spettacolo inizia con l’assassinio di un uomo, da parte di un ex combattente nero, a uno sportello postale. L’uomo chiede dei francobolli, l’impiegato-reduce lo guarda, estrae una Luger dicendo “Tu” appena percettibile, e gli spara in faccia. A fine film, si scoprirà che il morto altri non era che il partigiano traditore, a cui, ne parleremo più avanti, Lee fa risalire la strage di Sant’Anna di Stazzema, a cui il reduce-postale, unico superstite della “pattuglia sperduta”, dal 1944 presumibilmente dava la caccia. Spontanea sorge la domanda: il “Buffalo-soldier-postale” portava sempre con se la pistola Luger, donategli da un tedesco, sperando che nell’intera umanità, prima o poi il suo traditore passasse dal suo ufficio ? Guarda caso, tra le molte opportunità che il partigiano-traditore, aveva avuto alla fine del conflitto, era andato a lavorare negli Stati Uniti, nel settore (mi pare) tessile, e proprio nella città dove abitava il reduce-postale! Secondo esempio. La “pattuglia sperduta” si perde, appunto, durante un feroce scontro sul fiume Serchio, dove la “Buffalo” perde gli effettivi di almeno mezza compagnia. Mentre il grosso dei militari americani o muore, o viene respinto oltre il fiume, i 4 cominciano un lungo cammino sulle montagne, non prima di aver trovato Angelo, di cui parleremo dopo, bambino scampato alla mattanza di Sant’Anna. Cammina, cammina, come nelle fiabe, i 4 arrivano in un paesino di montagna dove incontrano una serie di improbabili abitanti che, la cosa viene rimarcata, parlano anche un tosco-fiorentino molto diverso da quello della provincia di Lucca. Ma tant'’è. Ad ogni pié sospinto, italiani, americani e alcuni partigiani che arrivano ad un certo punto, ribadiscono di trovarsi circondati dai tedeschi, ben addentro alla linea “Gotica”. Ma questo non impedisce a una giovane di amoreggiare con un soldato negro, come se nel 1944, in un paesino di montagna, le “segnorine” fossero fitte (ma che opinione hanno gli americani delle italiane di allora? Che si vendessero tutte per una Camel o per una cioccolata?), senza nemmeno crearsi problemi di vestiti, visto che, nel dicembre 1944, sotto una leggera maglietta era nuda! Non impedisce neanche ai “Paisà” di organizzare una festa, in chiesa!!!, con buon vino, cibo in abbondanza e, soprattutto….luce accesa e porta aperta, tanto che credo che i “numerosi”tedeschi in giro, l’avrebbero veduta da La Spezia. Poi,dal comando americano, contattato finalmente con una radio, giunge l’ordine di catturare un prigioniero per avere notizie di una offensiva tedesca in procinto di essere iniziata(chiaramente la Wintergewinter scattata il 26 dicembre 1944, in Garfagnana). Bene, il prigioniero lo portano i partigiani, e il sergente americano riceve la notizia che, a prenderlo, arriverà lo stesso capitano, comandante della sua compagnia. Ma come! Per passare il fiume, si era persa una buona dose di soldati, la pattuglia era in pieno territorio nemico, e questo capitano se ne arriva in paese, bello, bello, addirittura a bordo di 2, dicasi 2, jeep e 4, dicasi 4, soli soldati? Sorge spontanea la domanda: come ha fatto a passare il Serchio, dove il suo reparto si era dissanguato? Ovviamente, poi le cose si ristabiliscono perché le due jeep, il capitano e i 4 soldati, muoiono, ed è giusto per bischeri di quella portata, durante l’attacco dei tedeschi (Op. Wintergewinter? Sommacolonia?) dove muoiono anche tre afro-americani, tutta la popolazione del paese (?) che scappa nelle strade, senza rifugiarsi nelle case(?), e si salva solo il futuro reduce-postale a cui un Hauptmann tedesco regala la Luger. Ultima assurdità: Angelo, il bambino, è un superstite di Sant’Anna, dove la strage fu commessa il 12 agosto 1944. Lo ritrovano, due dei membri della “Pattuglia sperduta”, a dicembre sopra Borgo a Mozzano, vicino a Gallicano!! Le domande ri-nascono spontanee: dove era stato il bimbo per 5 mesi? Come aveva fatto a travalicare i monti dell’Appennino da solo, a otto anni? Non lo aveva visto nessuno prima? Boh!! Ma Spike Lee lo sa quanto c’è, e che territorio è, da Sant’Anna di Stazzema e Gallicano? Il film è, anche, inconsistente e raffazzonato dal punto di vista storico. Voglio sorvolare, ma denota il classico cialstronesco modo di fare, specie nelle arcinote fictions, su un SS Rottenführer che, durante la strage, salva Angelo e un suo amico e poi diserta, chiamato Unteroffizier da un colonnello tedesco, perché poca cosa. Quello che mi preme sottolineare è che la Strage di Sant’Anna di Stazzema non fu causata da niente che assomigliasse ai partigiani. Questo è stato ribadito anche in sede giudiziaria dal Tribunale Militare di La Spezia. Lee, nel film, invece fa derivare la strage dal tradimento di un partigiano (il morto scalognato del Post Office) nei confronti del suo capo, il “famigerato” (mai esistito) “Farfalla”. Fra l’altro, la scena dell’uccisione dei poveri civili davanti alla chiesa, non da, anche se estremamente drammatica, tutta la proporzione della tragedia a Sant’Anna, dove furono uccisi civili anche nei piccoli gruppi di case sparse sulla montagna. A causare la strage da parte della 16. SS Panzer-Grenadier-Division Reichsführer non furono i partigiani, che avevano lasciato da alcuni giorni la zona, ma il fatto che il paese, con gli altri, fosse sulla linea Gotica. Un episodio di “guerra ai civili” non dissimile da quello del Padule di Fucecchio, 23 agosto 1944-175 morti-, e altri in Toscana. Questo non vuol dire assolutamente che, in alcuni di questi casi, non ci siano anche responsabilità da parte dei partigiani. Vuol dire che, per i tedeschi, spesso bastava il solo sospetto di presenza partigiana, per imbastire, facendosi beffe delle convenzioni internazionali, vere e proprie repressioni collettive contro civili innocenti. Ultima considerazione: Dove può spingersi la fantasia di un qualsiasi autore (romanziere, regista, ecc.) quando affronta un argomento delicato, e controverso, come quello delle stragi di civili durante la seconda guerra mondiale? Ai posteri l’ardua sentenze.
Claudio Biscarini October 13 A Bologna (preghiera di un aspirante clochard)Dolce città vermiglia Tu sei la mia famiglia conchiglia protettiva stiva di ricordi, at- trazione e calami- ta, tradita da me che ti amo, sei andata lontano, piano piano mi riprenderò, ma non adesso, persa in ques- to cesso d'altra città a raccontarmi la no- vella dello stento, len- to il passare degli an- ni- e tento di amar- la ma inevitabil- mente mi manchi, stanca vado, le lacrime agli occhi, sbocchi impieto- si, marosi odiosi incapaci di menti- re: come e quando an- drò a finire? mori- re di un funerale deserto, sepolto da solo col mio nome (co- me sarà). o affligger- si di acidità ane- lando a un passato ormai andato, a una città illuminata da menti e cuori in- trovabili altrove: necessario è anda- re dove la vita è difficile e nessu- no è vicino: voglio affogrami nel vino! nel vino! nel vino: ec- co il mio destino, mi seguirà nel cammino, come quando fui dono divino anni or so- no, sinkin' into wine: ged- dit, I'm not feelin' fine? Don't think I've committed any crime cruel enough to deserve all that, metti che poi mi va bene, che è tutta paura- ma cos'ho nel cervello, segatura? No, sono stanco, arran co e so che verranno i giorni in cui di te invidierò perfino la panca del più squalli- do giardino, sì, andrò alla deriva, mia cit- tà adottiva, e la tua bellezza viva pun- terà il dito su quel che ho perduto: oh Tho- mas, Thomas, muto! Sei tu, sei solo tu che l'ha vo- luto. |
A. Dream. Lies. Dead. (oh, well, whatever...)
Tutte le parole che volete
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